Pillion – Amore senza freni (della moto)

Pillion – Amore senza freni (della moto)

Harry Lighton ci porta in sala l’adattamento di un romanzo che, purtroppo, non ho avuto modo di leggere, quindi non conosco la fonte originale, ma di un’aggressività disarmante. Ho visto cose che non pensavo di vedere in una sala cinematografica, con attorno persone piuttosto impressionate.

Ma veniamo al nocciolo: Pillion è un buon adattamento? A questo non posso rispondere, come detto precedentemente non avendo letto il romanzo di origine non ne ho idea. Pillion è un buon film? A mio dire, dipende. Questo film, per la prima parte, non è altro che un cazzotto in pieno petto. Vedere un rapporto o una relazione di questo tipo, se sei una persona che cerca il contatto nell’altra persona o qualche tipo di carezza, ti porta a una repulsione istantanea; ma poi, entrando nella storia, si riescono a intravedere più di una catena o gabbia di costrizione.

pillion - amore senza freni

Cerco di andare in ordine, perché il discorso sarà abbastanza controverso. Pillion narra la storia di una relazione tra due uomini, ma non una relazione che possiamo considerare “socialmente accettata”. I due protagonisti costruiscono un rapporto basato sul concetto di “devozione”, o, se preferiamo, su una dinamica master-slave o padrone-schiavo.

Colin, il ragazzo devoto, e Ray, il suo padrone. Già dall’inizio del film vediamo Colin che cerca di essere devoto nei confronti di Ray: lui sembra far parte delle forze dell’ordine, quindi si presupporrebbe avere un certo potere, ma anche al lavoro lo vediamo ripetere frasi come “eseguo solo gli ordini”, un po’ come scusa, un po’ per delineare la sua natura da devoto.

Ray, d’altro canto, lo vediamo possente, sempre in controllo della situazione e, non appena conosce Colin, capisce che può trovare in lui una persona che darà cibo alla sua fame. Ray però nasconde qualcosa: lo vediamo sempre distante e distaccato, se non dopo la metà del film, e qui vorrei fermarmi per non fare troppi spoiler.

Quello che più mi ha colpito è come Lighton mette in scena situazioni che, a un occhio poco avvezzo alla dominazione o al concetto di master-slave, possono risultare fredde, distaccate, nude e crude. Ci sono scene di sesso, e non solo, che faccio fatica a percepire se non sui siti 18+. Questo ti spiazza, ti fa uscire dalla tua comfort zone e ti prende a schiaffi, e non con quello che hanno in mezzo alle gambe i protagonisti.

Poi però capisci che questa freddezza, questi elementi sono alla base di questo tipo di relazione: è essa stessa la relazione che si crea tra i personaggi.

A livello di musiche, nulla di eccezionale: ricordo essenzialmente solo il brano iniziale di apertura sulle note di Chariot. Per il resto, il comparto musicale è abbastanza anonimo.

Quello che mi è piaciuto, invece, è la performance degli attori. Sia Harry Melling che Alexander Skarsgård trasmettono molto, a mio parere. Melling riesce a darti quella sensazione di ragazzo che farebbe di tutto pur di rendere soddisfatto il proprio master, con un piccolissimo plot finale in cui capisce e abbraccia la sua natura al 100%. Dall’altra parte, Alexander trasmette al suo personaggio quell’idea di adone intoccabile, ma che, scavando bene, potrebbe non essere così intoccabile verso la fine del film.

Concludendo, Pillion è per pochi: mi sono letteralmente arrabbiato o intristito in alcune scene vedendo quello che succedeva a schermo, e già l’avermi fatto provare svariati altri sentimenti vale il prezzo del biglietto.

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